Diario delle attività svolte
Io e la mia compagna Patrizia abbiamo deciso di scrivere un diario, ma questa volta non si tratta del solito e banale diario degli adolescenti dove sono riportate la prima "cotta", la prima volta che si è messo piede in una discoteca e così via, ma un vero e proprio raccoglitore di fatti e avvenimenti che hanno sconvolto o armonizzato la nostra cultura, facendoci ogni tanto riflettere su episodi a noi interamente sconosciuti. Il nostro piccolo cappello introduttivo è terminato per lasciare spazio alle pagine del nostro racconto. Il lavoro è stato tanto ma ce l’abbiamo fatta ugualmente!
"Tutto iniziò un mercoledì, per essere precisi mercoledì 5/2/97, quando la nostra professoressa di diritto (donna con grande spirito di intraprendenza, in poche parole FACTOTUM) entra in classe e con nostro grande "stupore" ci comunica che intende avviare un’approfondita ricerca sui canti popolari (povera prof! Come se non avesse già abbastanza cose da fare, ma dove trova il tempo!). Dopo che io e Patrizia abbiamo discusso sul fatto che ci sia la possibilità che in casa della prof. sia il marito a fare la casalinga si è fissato un appuntamento con un altra classe che pare interessata al nostro lavoro: la 3A ERICA.
VENERDÌ 7/2/97
Vi è il primo incontro con la 3A ERICA che viene accompagnata dalla professoressa Bertolino. Ci vengono date le prime nozioni sui canti popolari, sui canti di lavoro, del tempo di guerra ecc.
Ma cosa sta a significare il canto? Si sono ascoltati vari pareri sul perché viene spontaneo cantare. Ovviamente il discorso si è diretto sulle differenze tra musica attuale e musica popolare. Pensieri interessanti da ambo le classi. Non si è precipitati, fortunatamente, sul discorso "canto d’amore" (quindi fidanzatini tutto zucchero e miele fatevi da parte!!!). Essendo poco il tempo a nostra disposizione il discorso si rimanda al prossimo venerdì!
VENERDÌ 14/2/97
Rieccoci con la 3A ERICA per approfondire il discorso ma il nostro genio (la prof.) ha pensato bene di portare la radio. Abbiamo così ascoltato ben due versioni della famosissima "Bella Ciao" .Chi non conosce questa malinconica ma bellissima canzone alzi la mano, oltre a questa canzone abbiamo ascoltato "Oh Maremma" che non è maremma Maremma _ _ _ _ _ _, bensì Maremma Amara (mio padre essendo di origini Toscane la conosce!).Si è parlato inoltre del movimento operaio e delle canzoni che nascevano in seguito a scioperi, licenziamenti, all’emigrazione e al sogno di tutti: la grande America.
VENERDÌ 21/2/97
Per cause a me ignote, è saltato l’incontro con la 3A ERICA (sarà per un’altra volta). Sentiti alcuni pareri su come collegare questo lavoro a diritto e economia il discorso è scivolato su una possibile visita a Leumann per raccogliere documentazione. Ci sembra una proposta interessante anche perché fra di noi molto pochi sanno cos’è il villaggio Leumann, cioè pochi sanno com’è articolato all’interno. Vedremo!
VENERDÌ 14/3/97
Oggi, è una giornata un po' particolare: oltre ad incontrarci con la 3A ERICA c’è una simpatica signora, mamma di una ragazza dell’ERICA. Ci introduce un discorso non ancora affrontato da noi: il lavoro delle mondine. Le mondine erano quelle donne che passavano praticamente tutta la giornata con i piedi a mollo per trapiantare il riso e pulirlo dalle erbacce. Ci spiega che è un lavoro molto faticoso, spesso fonte di malanni quali l’influenza o dolori ben più seri come disturbi alla schiena.
Il lavoro delle mondine si collega in un certo qual modo al nostro sui canti, perché, non potendo parlare tra di loro, cantavano. Questa signora aveva la mamma che di professione faceva la mondina mentre suo padre caricava il riso su un carretto per eventuali vendite. Unico svago di queste lavoratrici erano le orchestrine che ogni tanto venivano ad allietare le serate. La signora che ci sta parlando, lavorava invece in fabbrica, al reparto filatura della Leumann, anche qui non ci si poteva distrarre e si cantava. Le canzoni erano a volte inventate, ma, più spesso, erano quelle del repertorio tradizionale dei canti popolari poiché riassumevano in poche strofe un’intera giornata di lavoro.
Al giorno d’oggi a sostituire le mondine ci sono i macchinari, ma chi ha fatto questo lavoro per tanto tempo può provare in un certo senso una profonda "rabbia" per il fatto che la tecnologia non si era ancora evoluta ai loro tempi.
MARTEDÌ 22/4/97
Abbiamo toccato un tasto dolente: l’emigrazione. Due nostri compagni ci hanno ampiamente illustrato una ricerca fatta da loro e le notizie che ci hanno fornito non sono di certo le più rosee. I nostri connazionali quando furono costretti ad emigrare per un posto di lavoro cantavano canzoni più che altro di disperazione. Queste canzoni racchiudono ben 100 anni di emigrazione (1861-1950). Questi canti parlano dei problemi e dei pensieri degli emigrati. Per ampliare il discorso abbiamo ascoltato delle canzoni che implicitamente contengono un grido alla speranza e alla fiducia di trovare un lavoro.
Adesso, attraverso i mass-media stiamo rivivendo la stessa situazione con gli Albanesi. Sono sbarcati a migliaia sulle nostre coste ma di certo loro non intonano canzoni popolari, ma se cantano qualcosa, può essere di tutto, ma non certo i canti che stiamo studiando noi.
MARTEDÌ 23/4/97
Eccoci qua siamo a Leumann! Meno male che è una bella giornata così abbiamo tutto il tempo per visitare, guardare ecc... Ci accoglie un simpatico "ometto" che parla in serrato dialetto piemontese (dateci un vocabolario!) e ci conduce in una grande stanza dalla quale ci spiega fin dall’inizio la storia di questo villaggio. Vorrei raccontare tutto quello che ho appuntato sul bloc-notes ma non basterebbero dieci fogli protocollo per scrivere ogni cosa (oltretutto la cartoleria sotto casa mia è chiusa!!!)
Ci spiega con un pizzico di modestia e orgoglio che il loro è un borgo indipendente, ha tenuto a precisare che loro non sono Collegnesi ma Leumannesi.
Fin dalla sua nascita (1875) Leumann era stato un villaggio florido sotto tutti i punti di vista. Era un intenso centro di lavorazione tessile, situato in una posizione della città molto favorevole. Parecchie famiglie aspiravano a venire a Leumann. Il vero edificatore di tutto ciò fu Napoleone Leumann che istituì la scuola, la Chiesa, l’ostello per ragazze, l’infermeria, ma soprattutto la posta ancor oggi attiva ed infine, cosa più importante fece installare, i servizi pubblici.
Questo Napoleone fece delle cose che io definirei geniali per quel tempo. Oltretutto per le persone che lavoravano lì erano a completa disposizione delle monocamere, che occupavano per un modesto affitto. Inoltre c’era già la corrente elettrica. Man mano Leumann diventò un COSMOPOLITA (oggi sono in vena di parole colte!) poiché "raccoglieva" lavoratori provenienti da ogni parte e non solo da Collegno e Torino.
Ma il grande svago dei Leumannesi, difficile a pensare, era lo sport: il calcio, la pallavolo, il basket, chi lo avrebbe pensato? Quindi Leumann non significava solo lavoro. Ma se devo essere sincera la cosa che mi ha colpita di più è la Chiesa, splendida in tutta la sua prorompenza, è in stile Liberty, entriamo dentro, è piccola, vedendola da fuori sembra un monastero, comunque è veramente bella, ben strutturata, ben messa. Sui muri ci sono scritte delle iniziali JHS. Il signor Piero, anche in Chiesa riesce a fare dell’humour dicendoci che la S significa "Superstar" (risata generale, ma che uomo simpatico!)
Purtroppo la visita a Leumann finisce ma non finirà mai il nostro senso di ammirazione verso Napoleone Leumann e per tutto ciò che ha fatto! A questo punto direi Napoleone SUPERSTAR!!
MARTEDÌ 13/5/97
Ci stiamo avvicinando alla fine di questo nostro diario e non abbiamo altro di cui parlare..... Patrizia, guarda! Dove siamo? E’ entrato in questo momento un professore di storia dell’arte, Frisetti e la sua classe, la nostra compagna d’avventure la 3A ERICA.
Si vede proprio che è un professore d’arte, altra materia non gli si addice affatto. E’ un uomo molto buffo (prof, li ha notati i calzini rossi sotto i pantaloni viola?) ma è anche molto disponibile e ha accettato di chiarirci alcuni concetti riguardanti lo STILE LIBERTY. Questa forma d’arte si è sviluppata in Occidente ma si è "diramata" in tutto il mondo, assumendo quindi, nomi diversi.
Lo stile liberty, ricorda vagamente lo STILE BAROCCO e GOTICO. In Italia ha un’ampia diffusione soprattutto a Torino dove possiamo vedere diverse ville. Ma, per non allontanarci tanto, abbiamo il villaggio, il nostro caro villaggio Leumann simbolo dello stile Liberty. Questo incontro è stato, a mio avviso, molto interessante perché ci ha dato la possibilità di guardare con occhi diversi cose che potrebbero apparire degradate mentre invece nascondono una vera e propria forma d’arte.
Nella mia più completa ignoranza non riesco ancora a distinguere una forma d’arte dall’altra (forse Patrizia ci capisce più di me) che non sia il barocco, ma dopo le ottime spiegazioni del professor Frisetti, forse un giorno passeggiando per Torino potrò sfoggiare tutta la mia conoscenza sulle arti ed esclamare: "quello è lo stile liberty".
Io e la mia compagna di viaggio annunciamo che qui finisce il nostro diario con la speranza che nessuno si sia addormentato.
Notizie in breve
3/6/97 Il cantiere di Monfalcone: il villaggio operaio
La Mastra e Fragale hanno presentato il testo "Il cantiere di vetro". Abbiamo rilevato particolari interessanti che non avevamo mai avuto modo di conoscere prima d'ora. E' stato un lavoro molto piacevole che ci ha dato modo di migliorare le nostre conoscenze sui villaggi operai in Italia.
3/6/97 Il Liberty a Torino
Abbracchio e Sganzerla hanno commentato un libro sullo stile Liberty di Torino. Abbiamo scoperto che a Torino ci sono molti edifici con moduli architettonici riconducibili a questo stile, in particolare alcune ville tra cui ci ha colpito la villa La Fleur su corso Francia, lungo il tragitto del pullman 36 che da Rivoli porta a Torino. Abbiamo constatato che ci sono giudizi diversificati su questo stile, anche se noi ci siamo sentiti particolarmente attratti.
3/6/97 Il Lingotto
La relazione che hanno presentato Tornambè e Lombardi è stata frutto di un'interessante studio sullo stabilimento "Lingotto". Analizzando le immagini e i commenti del libro, abbiamo rilevato l'importanza storica ed economica della sua struttura per Torino, ma soprattutto per lo sviluppo automobilistico italiano.
6/6/97 Il mondo delle risaie visto da Sebastiano Vassali
Varetto ha letto un libro di Sebastiano Vassalli intitolato "La Chimera" e un capitolo di questo romanzo era dedicato alle mondine. Ci ha parlato della vita e delle sensazioni di queste donne. Abbiamo considerato che il lavoro da esse svolto, fosse molto faticoso e degno di rispetto.
6/6/97 In risaia di Carlo Emilio Gadda
Viasco ha letto il testo di Carlo Emilio Gadda, che funge da prefazione al libro "In Risaia" della marchesa Colombi. E' un racconto molto interessante e soprattutto istruttivo. Ci fa capire l'importanza e la durezza del lavoro svolto dalle mondine. Mi è piaciuto soprattutto perché in poche pagine, con poche parole, è riuscito a trasmetterci ciò che voleva.