Intervista alla signora Giusy Confalone
Svolgendo un accurato lavoro sulle problematiche sociali presenti nei canti popolari abbiamo studiato sia la realtà dei lavori agricoli che industriali. A questo riguardo abbiamo avuto l’occasione di intervistare la mamma di una nostra compagna, che ci ha gentilmente narrato la sua vita, legata in parte al mondo delle risaie, e alla fabbrica Leumann lasciandoci così una preziosa testimonianza.
La sua storia è iniziata negli anni quaranta quando i suoi genitori si trasferirono dal Veneto e andarono ad abitare a Novara. Il padre faceva il contadino, mentre la madre dirigeva un gruppo di mondine. Il lavoro dei mondariso iniziava in primavera e consisteva nel piantare le piccole piantine e togliere le erbacce. Si passava tutte le ore immerse nell’acqua, per questo le mondine avevano calze protettive e usavano manicotti per difendersi dai moscerini. La giornata lavorativa cominciava alle quattro e mezza del mattino sino alle dodici circa. Nel pomeriggio, essendoci troppi moscerini, non si lavorava, ma si riprendeva alla sera verso alle diciassette. Mentre si svolgeva la propria mansione, non si poteva parlare, le mondine erano troppo distanti e non potevano distrarsi, quindi si cantava. Cantare era un modo di parlare, di comunicare alle altre compagne di lavoro i propri pensieri, i desideri, le nostalgie attraverso le parole del testo delle canzoni. Incominciava una a cantare e le altre seguivano il canto, immedesimandosi all’unisono nella vicenda cantata. Il repertorio era quello dei canti popolari piemontesi, veneti, e romagnoli. Sciur parun da li beli braghi bianchi si cantava quando passava il capo, senza paura.
Alla sera si andava a letto molto presto: circa alle ventuno. Le mondine erano ragazze e donne che arrivavano non solo da paesi vicini alle risaie, ma anche da altre regioni. Alloggiavano in enormi stanzoni forniti di brandine-letto. Molto spesso queste ragazze venivano giudicate male perché andavano a dormire e lavorare fuori casa, ma contrariamente a quanto si pensasse, facevano un lavoro duro e faticoso. La mondina, come professione, continuò ad esistere fino agli anni sessanta circa, il suo lavoro venne poi successivamente sostituito dalle macchine agricole.
La signora Giusy, avendo lavorato a Leumann, ci ha fornito anche molte informazioni riguardanti questa fabbrica. Ci ha narrato di aver lavorato nel reparto tessitura. Anche in questo caso, proprio come per le mondine, non potendo parlare tra di loro durante le ore lavorative, le operaie cantavano. Le canzoni erano analoghe a quelle delle mondine: la signora Giusy ricorda che si cantavano anche canzoni di rivendicazione di diritti, ma le versioni venivano poi adattate al buon umore che si viveva a Leumann, e così la canzone "La lega" veniva cantata con la variante "abbiamo delle belle gambe".
I turni di lavoro erano due: il primo dalle sei del mattino alle quattordici e il secondo dalle quattordici alle ventidue. Lo stipendio mensile che gli operai ricevevano a Leumann era, negli anni '50, di 56.000 lire. Nella fabbrica vi erano molti settori quali tintoria, tessitura, meccanica e filatura. Gli uomini operavano nel reparto meccanica e le donne nel reparto tessitura. In ogni stanzone o camera lavorativa vi erano circa quaranta, cinquanta operai. Altri nostri compagni si sono successivamente occupati dell’approfondimento inerente Leumann, noi abbiamo voluto relazionare l’intervista che la signora Giusy ci ha concesso, perché non vogliamo che queste informazioni vadano perse, ma rimangano come testimonianza del passato.