PERCHE' QUEST'AREA DI PROGETTO?

ANALISI DELLA MOTIVAZIONE E DEL CONTENUTO

(Presentazione del progetto alle classi: 3 A PERITI e 3 A ERICA dell'ITC O. Romero di Rivoli)

Il canto è un mezzo espressivo comune a tutte le civiltà, indipendentemente dalla loro collocazione temporale e geografica. Di molte civiltà e culture abbiamo perso il patrimonio musicale, in effetti i riproduttori di suoni sono un'invenzione modernissima, ma ci restano i loro strumenti a testimonianza dell'esistenza di suoni, melodie.

Il canto era importante nel passato tanto che per alcune civiltà esso era il veicolo del mantenimento della memoria ancestrale, lo strumento che permetteva di riconoscere il paesaggio e di percorrerlo seguendo la mappa indicata dal canto. Così è ancor oggi per gli Aborigeni australiani, per quelli che sono sopravvissuti allo sterminio perpetrato fino a pochi decenni fa nei loro confronti. "Cominci a cantare e cominci a dare forma a un posto, le vie dei canti percorrono il paese."

E per la nostra civiltà tecnologica vale ancora questo ruolo importante del canto?

Quali ricordi abbiamo della nostra infanzia? Non c'è forse una ninna nanna, una cantilena, una filastrocca che ci abituava a ricordare, a giocare con le parole e con la propria capacità di memoria? E alla scuola materna, prima ancora che imparassimo a scrivere, non ci hanno insegnato canzoncine, e alcune anche mimate, come esercizio fondamentale per acquisire coordinazione nei movimenti, nella gestualità?

Chi è stato avviato ad amare la montagna, avrà imparato che la fatica paga la conquista di vette, di nuovi panorami e di una migliore conoscenza e dominio di sé. Costui avrà imparato ad amarla anche attraverso i tanti canti che ne parlano e che son fatti apposta per essere cantati assieme agli altri, che ti sembrano, in quel momento, più vicini, più amici.

Chi non ha mai avuto l'esperienza di cantare in montagna vicino ad un camino, o al mare, attorno ad un falò dovrebbe provare a farlo. Sarà un ricordo di amicizia, di fratellanza, di cose semplici e vitali. Non sarà forse la memoria di un nostro passato ancestrale, iscritto nelle nostre cellule e non scalfito dalle novità della nostra civiltà?

Se chiedessi ad uno studente una poesia a memoria forse difficilmente otterrei un risultato, ma se gli chiedo di cantarmi una canzone forse ne ottengo di migliori. Da anni, come insegnante, verifico che l'ultimo giorno di scuola prima di importanti periodi di vacanza (a Natale, Pasqua, alla fine dell'anno scolastico), in ogni classe c'è sempre una chitarra e ragazzi attorno a cantare.

Si dice che l'Italia sia il paese del canto, che siamo un popolo che canta più di altri. Sarà per il sole, sarà che viviamo di più all'aperto rispetto ai popoli del Nord?, Sarà che siamo più portati a vivere a contatto con gli altri? Sarà che l'Italia ha bei paesaggi che ci ispirano? E mare e monti? Sarà....?

Dicono che gli italiani cantino sempre meno.

Certo un'evoluzione c'è stata, in banca normalmente sarebbe considerato non decoroso, e rallentante i ritmi di lavoro se qualche dipendente si mettesse a cantare e così in tanti altri ambienti. Non siamo più solo pescatori, mondine, ciabattini e così via; cambia il modo di lavorare e minor spazio abbiamo collettivamente per il canto. Ma ci sono tanti altri che lavorano con una radio accesa, sintonizzata la maggior parte delle volte sull'ascolto di canzoni e musica. Certo è altra cosa, si delega qualcun altro a cantare. Ma in automobile molti ascoltano la radio canticchiando, e non sono solo i giovani a farlo. Molte sono le occasioni di andare a concerti di canzoni e lo spettacolo che verifico ogni volta è che chi ci va solo in parte lo fa per ascoltare, va per cantare assieme al cantante di turno, assieme a tutti gli altri, per partecipare ad un rito collettivo.

E dunque, in conclusione di questa stringata analisi (altre considerazioni si potrebbero fare al riguardo), possiamo dire che noi italiani abbiamo ancora voglia di cantare?

Che cosa si canta?

Si canta, in estrema sintesi, la vita, con i suoi aspetti allegri, esaltanti, con i suoi dolori le sue fatiche, le ingiustizie patite, così è ora, così è stato nel passato.

Il canto è un mezzo poetico di espressione dell'animo umano, delle storie umane, è un mezzo di comunicazione, di informazione, è una raccolta preziosa di memorie, di storie antiche, è un mezzo spontaneo di denuncia di verità storiche, memoria collettiva della storia degli umili, della storia vista dal basso, tanto più nel passato, quando non c'erano i potenti mezzi di comunicazione oggi disponibili e quando buona parte della popolazione era analfabeta.

Anche nel presente la musica conserva queste molteplici funzioni? da quella rilassante anti-stress catartica, a quella di mezzo di identificazione in valori comuni?

Ecco perché un progetto di lavoro e ricerca sui canti popolari e sulle canzoni: per non perdere il gusto di cantare e di sentir cantare, per abituarci a quell'opera di raccoglitori di memorie del passato che ci permette di dare spessore alla nostra vita presente, per abituarci a decifrare e a decodificare il significato e la portata dei documenti raccolti, per saper valorizzare un patrimonio sterminato di cultura in essi racchiuso, per saper fare raffronti tra presente e passato e perché i giovani capiscono meglio il linguaggio delle canzoni piuttosto che quello di tanti libri noiosi.

La nostra ricerca è mirata a trovare esempi, perché di questo ci accontentiamo, di canti che riflettano i temi e i problemi del lavoro e di alcuni eventi sociali importanti. Non quindi le storie d'amore, tanto cantate e tanto popolari in ogni epoca, ma un filone specifico di canto, che potremmo dire sociale, fatto di momenti che l'uomo vive collettivamente.

Questa stessa ricerca vorremmo estenderla alla cultura tedesca e coinvolgere la scuola di Ravensburg a noi gemellata, per diversi motivi: un corso di studi della nostra scuola ha la specializzazione in lingue estere e pare opportuno e utile come ci hanno insegnato i primi ricercatori seri in questo campo, impostare degli studi comparati, ma un'altra considerazione sollecita il nostro interesse ad un'analisi comparativa, il passaggio da un'economia agricola verso una società sempre più industrializzata è stato vissuto in forme analoghe dai vari popoli, con le stesse modalità di espressione? Oppure verificheremo delle variazioni significative?

Con queste premesse il progetto è avviato, sta a noi studenti e insegnanti sviluppare le fasi successive, con coerenza e con scelte che discuteremo insieme volta per volta, utilizzando la metodologia di quella che, in linguaggio scolastico, si chiama "area di progetto".

 

Laura Poli


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