Selezione canti operai

La canzone che testimonia maggiormente il passaggio da attività artigianali alla vita operaia è La Fiat absogna dilu (...io parlo a un meccanico che solo l'altra settimana faceva pagnotte...). Questa canzone non può risalire a prima della nascita della FIAT brevetti cioè non prima del 1905. Una parodia di Dughera riporta la frase: 'Le macchine della FIAT vanno come il vapor'.

Un'altra canzone che indica il cambiamento di una civiltà che si andava realizzando, è E le fabbriche e le terre. In questa affiora anche una protesta politica e una grande voglia di lottare contro le ingiustizie.  L'informatore imparò questi stornelli, composti da anonimi, su un'aria popolaresca nel 1936 nel carcere di Castelfranco Emilia.

Possiamo ben capire la distinzione sociale che vi era tra le varie categorie di operai, nella canzone Le ciculatere; le cioccolataie erano considerate operaie di alto livello rispetto alle maglieriste che venivano addirittura chiamate 'Ma brutte'.  La canzone dice: le cioccolataie non portano il grembiule che non sia, che non sia di puro percalle. Questo il commento dell'informatrice:

C'erano allora fabbriche di cioccolato: la Pietro Viola, la Venchi, la Caffarel, la Moriondo... quindi a Torino c'erano molte cioccolataie, tessitrici, maglieriste… Le cioccolataie erano le più eleganti, le maglieriste erano le più scalcinate, le filatrici le chiamavano le 'Ma brutte' (così era chiamata la filatura di lana posta nel corso, ora lungo Po Antonelli. Altro nome dato a questa fabbrica era SILIN perché apparteneva a Silvio Silino. In questa fabbrica il lavoro era tanto massacrante che le operaie uscivano disfatte, e allora la gente chiamava questa fabbrica quella delle 'ma brutte' (quelle davvero, proprio brutte).

 Con la nascita della classe operaia non possono, però, mancare le proteste alle ingiustizie subite e le rivendicazioni per migliorare le condizioni della classe operaia. Così il canto anonimo Le otto ore, presente anche in altre versioni (Se otto ore vi sembran poche), di sapore agitatorio, rispecchia le lotte degli anni 1921/22 che videro i lavoratori scioperare per avere il riconoscimento di otto ore lavorative. La Rivoluzione russa dell'Ottobre 1917 non è lontana, ispira i lavoratori nelle loro rivendicazioni, fa paura alla classe imprenditoriale.

 O mamma mia tegnim a ca’ è un canto popolare lombardo e si riferisce al lavoro e alla sua durezza. Le parole ci fanno capire come il lavoro nella filanda fosse molto duro e faticoso. L’operaia si lamenta che le dolgono mani e piedi e che è stufa di dover lavorare nella filanda, non ci vuole più andare, si sente come in prigione.

Questi temi riecheggiano in canzoni più attuali, del repertorio d'autore, come, ad esempio, Contessa e O cara moglie. Quest'ultima racconta il triste discorso di un uomo fatto una sera a sua moglie. Dopo essersi imbattuto in una protesta per rivendicare i diritti degli operai viene licenziato; lo sconforto e il dolore più grande è tornare a casa a comunicarlo.

 

Testi delle canzoni